La Provincia è ancora in emergenza. A oggi la maggior parte delle persone vivono nel progetto Case e nei Map; altre sono ancora ospitate negli alberghi. La ricostruzione dei centri storici non è ancora partita e questo incide sul tessuto sociale e culturale. Leconomia non riesce a ripartire, non si è riusciti a ottenere la zona franca, né ci sono determinanti strumenti agevolativi per le imprese. Gli ostacoli ci sono stati e ci sono tuttora, e sono soprattutto legati al fatto che gli enti locali non erano pronti a fronteggiare una situazione simile. Il terremoto ha avuto il suo epicentro in una città universitaria e darte cancellata in pochi secondi, e le ripercussioni sono state registrate soprattutto a livello economico. Nonostante le ordinanze emesse per agevolare la ricostruzione ci sono ritardi burocratici dovuti ai vari soggetti attuatori e ritardi sulla redazione dei piani di ricostruzione dei Comuni, dispersi in lungaggini burocratiche senza fine. È stato sicuramente positivo avere dato in tempi brevi unabitazione alla popolazione e riaperto le scuole. Ciò ha permesso di ripopolare la città e i paesi limitrofi, facendo ripartire alcune attività economiche. Da lodare la forza di volontà e lo spirito di iniziativa degli aquilani che non si sono arresi e hanno iniziato a ricostruire le loro vite e, conseguentemente, il tessuto economico e sociale. Negativo è il fatto che la ricostruzione dei centri storici sia ferma al palo. Nel centro storico dellAquila la ricostruzione vera e propria deve ancora cominciare, ma tanto è stato fatto e credo nella direzione giusta. Si è puntellato, imbracato i palazzi per evitare ulteriori crolli e permettere di effettuare perizie per capire come restaurare edifici che risalgono anche al Cinquecento o al Trecento. La messa in sicurezza dei palazzi è stato un immane lavoro nel quale la cooperazione tra Protezione civile e Vigili del fuoco è stata determinante. Ora però gli aquilani dalle istituzioni si aspettano la vera ricostruzione.
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